
Scheda.
I testi dell'antica sapienza greca.
I tre brani - che abbiamo proposto alla lettura per illustrare
l'antica sapienza che precede la filosofia - provengono da tre
contesti diversi. Il primo  un frammento del primo secolo avanti
Cristo, alcuni versi del quale si trovano anche in un papiro del
quarto secolo avanti Cristo, ma che riporta una tradizione molto
pi antica: sebbene i primi testi scritti (su laminette d'oro)
relativi all' orfismo appartengano ai secoli V-quarto, l' orfismo
 fenomeno sviluppatosi nei secoli sesto e V, ma probabilmente
risalente anche all'ottavo secolo avanti Cristo Il secondo  un
brano del Cratilo di Platone (quarto secolo avanti Cristo). Il
terzo  costituito da alcuni versi della Teogonia di Esiodo che le
indagini storiche pi recenti collocano intorno alla met
dell'ottavo secolo avanti Cristo Come si vede, abbiamo utilizzato
fonti di epoche diverse per illustrare alcuni aspetti di una
cultura molto antica, in cui la sapienza veniva trasmessa
oralmente. Le indagini filologiche compiute a partire dal secolo
scorso ci danno comunque sufficienti garanzie rispetto al
carattere autentico del contenuto di queste testimonianze.
L'antica sapienza greca si esprime nella forma della poesia. Per
quanto riguarda Orfeo, indicato anche come il teologo, ci
troviamo di fronte a un'espressione di tipo religioso: il canto ha
molto probabilmente una funzione di preparazione alla visione e
alla contemplazione della divinit. Il rito sacro, che nelle
pratiche dionisiache era incentrato sulla danza e sul suo ritmo,
trova in Orfeo espressione anche nella parola, che - come osserva
G. Colli (La sapienza greca, volume I, Adelphi, Milano, 1990,
pagina 37) -  dominio di Apollo. Orfeo rappresenterebbe quindi
la prima sintesi fra dionisiaco e apollineo, le due componenti
della cultura greca dalla cui separazione e contrapposizione
deriverebbero - secondo F. Nietzsche - la nascita e il dramma
della filosofia occidentale. Platone, che fornisce un'indicazione
molto utile per conoscere la dottrina orfica sull'anima - il
carattere immortale dell'anima e il suo bisogno di purificazione
-, risente di una contrapposizione fra anima e corpo tipica del
pensiero filosofico greco a partire dal quinto secolo, ma forse
sconosciuta all'antica sapienza orfica, che certamente era assai
vicina alla saggezza orientale secondo la quale corpo e anima
(materia e spirito) costituiscono una unit inseparabile. Anche i
versi di Esiodo, pur insistendo sul carattere molteplice del mondo
divino e di quello fisico - gli accoppiamenti degli di danno
luogo a un progressivo frammentarsi della realt -, testimoniano,
come  stato scritto (G. Arrighetti, Introduzione a Esiodo,
Teogonia, Rizzoli, Milano, 1992 3, pagina 33), uno sforzo di
rappresentazione unitaria e coerente del mondo fisico e di quello
divino

